La Nebulosa dell’Aquila e la Nebulosa Eschimese

Le nebulose hanno da sempre stupito gli astronomi, offrendo alcuni dei migliori spettacoli del cielo notturno. Sono gigantesche nuvole di polvere e gas risultato di esplosioni di stelle morenti. La maggior parte delle nebulose è composta da circa il 90% di idrogeno, 10% di elio e 0,1% di elementi pesanti come carbonio, azoto, magnesio, potassio, calcio e ferro.

In questo articolo, andremo ad analizzare in particolare due nebulose molto affascinanti, la Nebulosa Eschimese e la stupenda Nebulosa Aquila.

Nebulosa Eschimese

Nebulosa Eschimese, Credit: NASA

La Nebulosa Eschimese fu scoperta nel 1787 dall’astronomo William Herschel e fu chiamata “Eschimese” poiché assomiglia alla testa di una persona circondata da un parka quando è vista attraverso i telescopi terrestri. Il “volto” dell’eschimese assomiglia a una palla di spago, che in realtà è una bolla di materiale soffiata nello spazio dall’intenso “vento” originato dall’esplosione della stella originaria.

È una nebulosa planetaria costituita da un guscio di gas ionizzato in espansione, incandescente, espulso dalla stella gigante rossa che si trovava al suo centro prima di morire.

La Nebulosa Eschimese si trova nella costellazione dei Gemelli, a circa 5.000 anni luce dalla Terra. Ha iniziato a formarsi circa 10.000 anni fa. Ciò accadde quando una stella simile al Sole terminò tutto l’idrogeno nel suo nucleo iniziando a raffreddarsi ed espandersi, crescendo da decine a centinaia di volte le sue dimensioni originali, per poi alla fine espellere i suoi strati esterni, formando la nebulosa planetaria. La stella centrale dopo aver irradiato enormi quantità di energia crollò e divenne una nana bianca.

La nebulosa è invisibile ad occhio nudo ma può essere osservata con piccoli telescopi. Se si desidera vedere i suoi dettagli, tuttavia, sarebbe preferibile utilizzare telescopi con diametri di almeno 20cm e sotto cieli con poco inquinamento luminoso.

Nebulosa dell’Aquila

Nebulosa dell’Aquila, Credit: ESO

Credit: NASA, ESA e Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

La Nebulosa dell’Aquila, conosciuta anche come  M16, fu scoperta nel 1745 dall’astronomo svizzero Jean-Philippe Loys de Chéseaux. Inizialmente chiamata con un altro nome venne rinominata con il nome attuale dopo che una grande area di gas idrogeno incandescente invisibile ad occhio nudo fu rivelata agli astronomi con strumenti più moderni.

La prima immagine della nebulosa sembra essere stata fatta dall’astronomo americano Edward Barnard, nel 1895.

Questa nebulosa si trova a 7.000 anni luce dalla Terra nella costellazione del serpente, che rappresenta una vasta nuvola di idrogeno ionizzato associata a un ammasso di oltre 8.000 stelle. Può essere vista con un piccolo telescopio o anche binocolo, meglio durante giugno-luglio. Naturalmente, un telescopio più grande può aiutare a risolvere i pilastri della creazione che si trovano all’interno della nebulosa. Questi pilastri, sono più grandi di tutto il nostro intero sistema solare e stanno lentamente “evaporando” sotto il bagliore delle intense radiazioni delle stelle massicce che sono nate di recente nelle vicinanze.

Se le nebulose ti affascinano, puoi leggere di più qui.

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