La Nasa Torna su Marte con InSight

InSight che Mostra i suoi strumenti. Immagine Nasa

Sicuramente Marte è il pianeta che più ha stimolato e stimola l’uomo in scienza e fantascienza, dal mito dei marziani alla colonizzazione entro il 2050 il passo è, ad oggi, veramente breve. E’ l’ultimo dei pianeti rocciosi, ha un diametro di poco superiore alla metà di quello terrestre ma ha inclinazione assiale e periodo di rotazione simili a quelli del nostro pianeta. Sappiamo molto poco della struttura interna di Marte, 2 cose su tutte:

  1. A differenza della Terra non ha ne ha probabilmente mai avuto una tettonica a placche, il Monte Olimpo (il più alto vulcano del sistema solare) ne è la dimostrazione con i suoi 25 km di altezza;
  2. Il nucleo del pianeta ha un raggio di circa 1500-2000 km ma i meccanismi di “dinamo” che concorrono alla formazione del campo magnetico planetario sono praticamente fermi (il pianeta ha un debolissimo campo magnetico).

Soprattutto la seconda rende il pianeta rosso il più difficile da raggiungere, non tanto per il viaggio quanto per il posarsi delicatamente sulla sua superficie. Un debole campo magnetico ha fatto si che il Sole con il suo vento di particelle abbia soffiato via in milioni forse miliardi (dipende da quando la dinamo si è bloccata) di anni gran parte dell’atmosfera marziana rendendo quindi le procedure di aerofrenaggio e l’utilizzo di paracadute a dir poco “difficoltose”: il 50% delle missioni partite per Marte o hanno mancato il bersaglio o i sono schiantate.

Nei giorni scorsi InSight è ammartata nella zona conosciuta come Elysium Planitia, la seconda zona vulcanica marziana per estensione, pronta a partire con i suoi “esperimenti”. Siamo “tornati” su Marte quindi, e lo abbiamo fatto per cercare di capire come si sono formati i pianeti rocciosi con un occhio di riguardo per il Pianeta Rosso. InSight che è l’acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport (ovvero esplorazione interna utilizzando onde sismiche, geodesia e trasporto del calore) posizionerà un sismometro (SEIS) sulla superficie marziana e inizierà a perforare la stessa sino ad una profondità di 5 metri attraverso una “mini trivella” (HP3) con a bordo sensore che misurerà il flusso termico proveniente dal sottosuolo. Superati i 7 minuti di terrore (che nemmeno IT nel 1990) il lander ha inviato la prima foto del panorama della zona in cui è atterrata e poco dopo ha scattato il primo selfie di parte della strumentazione

La missione ha durata prevista di 1 anno marziano (2 anni terrestri) e cercherà di capire se su Marte esiste attività sismica ed in caso ci fosse, grazie alla stessa, verrà effettuata la ricostruzione 3D del sottosuolo e del nucleo marziano migliorando le conoscenze attuali di crosta, mantello e struttura interna in generale di un buon fattore 10. La Nasa con una bellissima iniziativa mediatica ha permesso a chiunque, tramite la compilazione di un form, di atterrare e fare compagnia al lander su Marte: InSight porta con se infatti due microchip (dimensioni 8X8 mm) con il nome di 2,4 milioni di persone che hanno aderito a questa “campagna”. Nelle foto (fonte Wikipedia) InSight con tutti i suoi strumenti e uno dei due microchip contenente parte dei 2,4 milioni di nomi.

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Andrea Cuozzo

www.aapv.it

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