V838 Monocerotis: Una Stella Variabile “Esplosiva”

Foto Hubbleç Espansione di V838_Monocerotis

Foto Hubbleç Espansione di V838_Monocerotis

Tutti abbiamo sentito frasi del tipo “…4000 anni che, astronomicamente parlando sono uno schiocco di dita…” oppure “il fatto che il cielo sembri sempre uguale è un’illusione dovuta dal fatto che il tempo che trascorriamo ad osservare l’universo non è che una frazione rispetto al tempo astronomico” vero? Beh la foto che ho postato smentisce in parte queste frasi. Le foto sono un time lapse di 2 anni e mezzo e sono state scattate da Hubble. Nel gennaio del 2002 una stellina piccola piccola (di quasi 16ma magnitudine) nella costellazione dell’Unicorno, inizia a fare la voce grossa “Hey, ci sono anche io!” Nel giro di un mese la sua luminosità era salita di 10 magnitudini (è arrivata ad essere, se non ho fatto male i calcoli, 9500 volte più luminosa) e la sua curva di luce era chiaramente quella di una nova.

Questa variabilità improvvisa le ha fatto guadagnare il suo nome V838 Monocerotis dove V=stella variabile, 838 è il numero progressivo e Monocerotis è il nome latino della costellazione dell’unicorno quindi si trattava della ottocentotrentottesima stella variabile scoperta in unicorno. Piano piano la luminosità è tornata a scendere (come succede in tutte le novae) per poi avere 2 picchi nell’infrarosso in marzo ed aprile, cosa atipica per questo genere di stelle.

Considerata la distanza, tra i 20.000 ed i 36.000 anni luce, V838 Mon, al massimo della sua luminosità era una delle stelle più luminose della galassia: 1.000.000 di volte più luminosa del Sole. La stella fa parte di un sistema binario ed osservandone lo spettro infatti è stata scoperta la presenza di un’altra stella di classe B. Ma cosa ha realmente generato quel “picco” di materia e luce?  le ipotesi sono sostanzialmente 3:

  1. Potrebbe trattarsi del primo evento di helium flash (l’accensione dell’elio) osservato e documentato. Il flash dell’elio è un fenomeno che si verifica quando una stella, avendo bruciato tutto l’idrogeno, esce dalla sequenza principale ed inizia a bruciare l’elio in carbonio attraverso il processo tre alfa. In stelle superiori alle 2,5 masse solari questa accensione avviene senza esplosione, mentre in stelle più piccole si presenta sotto forma di esplosioni anche ripetute nel tempo.
  2. Potremmo aver assistito ad un mergeburst ovvero la fusione di due stelle di sequenza principale. Definita in inglese come LRN (luminous red nova = nova rossa luminosa),  ad oggi è l’ipotesi che va per la maggiore perché spiegherebbe i picchi nella curva di luce osservati durante il fenomeno esplosivo.
  3. Le stelle potrebbero essere ancora “avviluppate” nella nebulosa che le ha create, si tratterebbe quindi di un sistema binario giovane ed instabile che potrebbe tranquillamente andare incontro ad eventi del genere, soprattutto perché contiene una stella di classe B quindi molto calda e capace di creare intensi venti stellari. Quello che fa rabbrividire è che in quell’evento che ha avuto luogo tra i 20 mila ed i 36 mila anni fa (denotando il fatto che la stella si trova quindi tra i 20 mila e i 36 mila anni luce) il rilascio di energia deve essere stato a dir poco impressionante.

V838 Monocerotis è un’altra stella tenuta sotto stretto controllo tramite ripetute osservazioni di Hubble in attesa che ci dia ancora segnali: la comunità scientifica non sa di preciso cosa sia successo, la cosa certa è che una stella ha perso massa e lo ha fatto in modo a dir poco spettacolare. Nell’immagine Hubble l’evolversi della nube originata dall’esplosione.

Andrea Cuozzo

www.aapv.it

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