Le Nebulose (2 parte)

Ogni stella nasce da una nube e quando muore lascia dietro di se una nube (a parte le più piccole); nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Che sia una morte lenta e pulsante come abbiamo visto per le nebulose planetarie o che sia una morte rapida ed esplosiva come nelle supernove, la stella progenitrice lascia una sorta di firma cosmica che arricchirà il mezzo interstellare circostante dando vita a nuove generazioni di stelle e, perchè no, a pianeti che magari un giorno ospiteranno vita. Immaginiamoci le stelle come dei “lombriconi” cosmici che con il loro instancabile lavoro preparano il terreno “fertilizzando” zone della loro galassia di appartenenza ma per fare ciò è necessario il loro sacrificio: noi siamo qui non grazie al nostro Sole ma grazie alla stella che morendo ha arricchito la nube da cui la nostra stella è poi nata “riempiendola” dell’ossigieno che respiriamo, del calcio che costituisce le nostre ossa o il ferro presente nel nostro sangue. Le nebulose oscure sono tra gli oggetti più freddi che si conoscano, la loro temperatura è prossima allo zero assoluto (-273,15 °C) fermandosi ad un “misero” -263 °C (ma si utilizza la scala Kelvin quindi 10 K) e sono costituite prevalentemente da idrogeno (ricordatevi che è l’elemento più abbondante nell’universo) e pulviscolo interstellare ovvero polveri che sono le vere responsabili dell’osservazione di queste nebulose. Come il nome stesso lascia intuire, queste non brillano nè di luce riflessa nè di luce emessa quindi come possiamo osservarle nel buio cosmico? Semplice, le polveri che le compongono bloccano la luce emessa da stelle poste dietro alla nube ed ecco che emergono come grosse chiazze nere su sfondo luminoso. Esempio lampante è la nebulosa “sacco di carbone” (emisfero australe):

Come potete vedere emerge il nero delle polveri che oscurano la miriade di stelle poste dietro ad esse; se invece vogliamo fare un salto nel nostro emisfero ecco la conosciutissima “testa di cavallo”:

Qui la situazione è un pochino più complessa, non si tratta solo di una nebulosa oscura ma, come potete vedere dai colori, c’è anche una componente ad emissione (IC434 alle spalle dell’equino). Riprese fatte da Hubble hanno evidenziato come all’interno della nebulosa oscura sia in atto un meccanismo di formazione stellare: di fatto queste regioni oscure come tutte le nebulose, sono vere e proprie nursery stellari; non appena “parte” la formazione della prima stella, lo “sconquasso” gravitazionale innesca come un domino il processo

Un altro bell’esempio di nebulosa oscura è dato da Barnard 68 in Ofiuco, si tratta di una delle più vicine alla Terra essendo a “soli” 500 a.l. facendone di fatto una delle più studiate in assoluto

Discorso totalmente diverso invece per i resti di supernova che si formano dopo la morte di una stella con massa superiore alle 8 masse solari. Il primo oggetto del catalogo Messier appartene proprio a questo tipo di nebulose ad emissione: M1 è infatti ciò che resta di una colossale esplosione avvenuta nel 1054 e che è stata osservata da diversi popoli della Terra; fu talmente luminosa da pote essere osservata per 1 mese anche di giorno e rimase visibile la notte per più di due anni consecutivi. La supernova fu registrata da astronomi Arabi e Cinesi mentre nel nuovo mondo, gli Anasazi la ritraevano in pitture rupestri nel Chaco Canyon in compagnia della Luna

Quando una stella esplode lascia dietro di sè un bel polverone, i tipi di esplosioni stellari sono molti ma tutti, più o meno generano dei resti come la Nebulosa Velo o la Nebulosa del Granchio o la bellissima “collana di perle” che si è lasciata dietro la SN 1987A. Come già detto non ci sarebbe vita senza morte delle stelle quindi benvengano questi “botti” sia per l’azione “fertilizzante” sia per lo spettacolo visuale o fotografico per noi astrofili

Corsi e ricorsi, la morte genera vita che a sua volta genera morte e visto che nell’universo tutto si ricicla, gli atomi che ci compongono in cicli precedenti sono appartenuti ad altri pianeti, stelle o nebulose quindi quando alzerete di nuovo gli occhi al cielo fatelo pensando che magari state osservando uno zio od un cugino alla lontana.

Andrea Cuozzo

 

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