Orione: il Cacciatore del Cielo

Come abbiamo visto nel precedente articolo, con il quale abbiamo concluso la serie di astrofotografia, le riprese con un campo molto ampio possono essere utilizzate per la fotografia delle costellazioni. Però, dobbiamo prima conoscerle e avere le basi per trovarle. È per questo che, con il seguente articolo, inizieremo un viaggio che ci porterà a conoscere le 88 costellazioni del cielo, australe e boreale. Quindi, con quale iniziare se non con una delle costellazioni più famose e brillanti del cielo, Orione? Questa, avente un’estensione di circa 600 gradi quadrati, si trova a sud del Toro e dei Gemelli e a ovest dei suoi due cani da caccia, il Cane Maggiore ed il Cane Minore. Detta anche il Cacciatore, è una delle più importanti costellazioni invernali. Inserita nelle 48 costellazioni catalogate da Tolomeo, ha, probabilmente, un’origine sumerica.

Il Mito

Questa costellazione, come spesso accade, ha diversi miti. Ciò è dato a causa delle diverse tradizioni dei popoli da cui è stata riportata. Per esempio, un personaggio famosissimo fra i Sumeri poteva essere totalmente sconosciuto ai Greci, che non ne conoscevano il mito e lo ricollegavano alla loro tradizione. Infatti, per i Sumeri, Orione era un gigante chiamato Uru-anna, dio della natura, che si rinnovava ogni anno, combattendo con Gud-anna, toro del cielo. Da questa immagine si può trovare un’allegoria, rappresentante la lotta annuale degli animali e delle piante per sostenere la vita. Quest’immagine, però, non sembrava una motivazione sufficiente, ai Greci, per collocarlo nel cielo. Di conseguenza inventarono molti miti, ma i principali ed i più attendibili sono tre.

Il primo narra che Orione, figlio di Nettuno, s’innamorò della principessa Merope e, non riuscendo a conquistarla, tentò di rapirla. Il tentativo fallì ed il re Enopione, per punirlo dell’oltraggio subito, lo fece accecare e lo scacciò dall’isola. Allora il gigante, disperato, si recò sull’isola di Lemno, dove trovò le officine appartenenti al dio del fuoco, Vulcano. Questo, impietosito, lo fece guidare da un bambino che lo condusse alla fine del mondo dove, la notte, era solito dormire Elio, dio Sole. All’alba, quando i raggi del Sole colpirono il suo volto, Orione riacquistò di nuovo la vista. Però Elio, affascinato dalla bellezza del gigante, pretese di passare una notte con lui. Anche Aurora, madre dei venti e delle stelle, si innamorò di lui e, per averlo solamente per sé, lo rapì portandolo lontano. Da lì, per cercare di tornare indietro, si ritroverà coinvolto in una serie innumerevole di vicende amorose.

A questo punto ci sono molte versioni del mito, ma tutte prevedono la morte del personaggio. Una di queste versioni, che può anche essere considerata il secondo mito, narra che Artemide, dea della Luna e della caccia, si innamorò di lui, non curandosi di illuminare il cielo notturno. Allora Apollo, contrario a questo amore, vedendo Orione nuotare, la sfidò a colpirlo con l’arco. Questa, ignara che quella macchia in lontananza si trattasse di Orione ed essendo dea della caccia, lo colpì uccidendolo. Solamente in seguito scoprirà che si trattò dell’amante e, inconsolabile, collocò il corpo dell’amato nel cielo. Inoltre, questo spigherebbe perché la Luna sembra essere così triste e fredda.

Infine, l’ultimo mito, riportato da Ovidio, racconta la storia dell’anziano contadino Irieo. Una sera, questo, vedendo tre viandanti offrì loro la sua ospitalità invitandoli nella piccola capanna. Nell’attesa che la cena fosse pronta, versò agli ospiti del vino e uno questi, dopo averlo assaggiato, gli disse di versarne un po’ anche a Giove. Ma, quando il contadino sentì, questo nome capì che si trovava di fronte agli dei Giove, Nettuno e Mercurio, perciò uccise l’unico bue che aveva, lo spellò e lo mise ad arrostire. I tre, apprezzarono il pasto e dissero ad Irieo che, nel caso avesse avuto qualche richiesta, loro l’avrebbero esaudita. Così, l’anziano contadino raccontò che aveva giurato eterna fedeltà alla moglie, oramai defunta, ma, in cuor suo, avrebbe desiderato essere padre senza avere un’altra donna. Allora, gli dei urinarono la pelle del bue che avevano mangiato e la sotterrarono. Gli dissero che da lì sarebbe nato suo figlio e infatti, dieci mesi dopo, nacque un bambino che il contadino chiamò Urione, a causa della sua origine. In seguito, avrebbero cambiato il nome della costellazione in Orione per decoro. Questo mito è interessante per la somiglianza di Urione con Uru-anna, il personaggio sumerico, ma gli studiosi escludono ogni tipo di legame tra i due.

Oggetti osservabili

Questa costellazione, oltre ad essere una delle più famose e luminose del cielo, ha anche molti oggetti facilmente osservabili. Vediamo le caratteristiche dei principali.

– Betelgeuse (α Ori), Rigel (β Ori) e Bellatrix (γ Ori). Queste, tutte stelle doppie, fanno parte delle 25 stelle più luminose del cielo. La prima è una coppia di stelle distanti tra loro, in visuale, 0.060 secondi con un periodo di 2335 giorni. Di classe spettrale M4Ib, cioè una stella rossastra con temperatura superficiale fra i 3900 ed i 2500 gradi Kelvin, dista da noi circa 495 anni luce ed ha una magnitudine di 0.45. La seconda è una stella con una magnitudine che oscilla tra 0.17 e 0.22 ed è composta da tre stelle. Dista circa 860 anni luce da noi ed ha una classe spettrale di tipo B8Ia, cioè una stella di colore bianco azzurro con una temperatura superficiale compresa tra 29.000 e 11.000 gradi Kelvin. L’ultima ha una magnitudine di 1.60, distante circa 250 anni luce, presenta una classe spettrale del tipo B2III, cioè come Rigel.

– Il secondo oggetto osservabile è un asterismo, cioè l’unione di alcune stelle di una a più costellazioni per formare una figura. In questo caso stiamo parlando della cintura di Orione, famosa per i numerosi riferimenti con le piramidi di Giza. Infatti, le tre piramidi viste dall’alto, sia per la dimensione che per la posizione, hanno una certa somiglianza con le stelle di questo asterismo.

– Il terzo oggetto è sicuramente il più famoso, stiamo parlando del sistema di nebulose M42 e M43. Queste, di magnitudine 4, si riescono a vedere ad occhio nudo con un cielo perfetto, ma si possono apprezzare solamente con un binocolo o, ancora meglio, con un telescopio di modesto diametro. M42, quella più grande e conosciuta, e M43, più a nord rispetto alla precedente, sono vere e proprie fabbriche di stelle. Inoltre, queste nebulose, che distano circa 1350 anni luce da noi, grazie alla loro facilità, sono fra gli oggetti più fotografati dagli astrofotografi in erba.

M42 & M43

– L’ultimo oggetto è, invece, un obiettivo per astrofotografi più esperti. Infatti, IC 434, meglio conosciuta con il nome di Nebulosa Testa di Cavallo, ha una magnitudine di 7.3 e dista da noi circa 1500 anni luce. È una nebulosa oscura, perciò è richiesto almeno uno strumento dal diametro di 200 millimetri e, soprattutto, è più un oggetto fotografico che visuale.

E con questo abbiamo finito di esplorare Orione. Sappiamo perché il Cacciatore è finito in cielo e, soprattutto, sappiamo cosa trovarci! Con la sua classica forma a clessidra è impossibile sbagliarsi. Per quanto riguarda le altre costellazioni, restate connessi per rimanere aggiornati. Ma adesso, tempo permettendo, usciamo a cercarlo facendoci cullare dalle meraviglie che il nostro cielo può offrirci.

Cieli sereni a tutti!

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