Le Nebulose (Parte 1)

Da sempre l’Uomo ha cercato di dare un ordine al disordine che ha al di fuori di se in vari modi, questo per avere una sorta di “controllo” su ciò che lo circonda nel quotidiano in cui è immerso. Ne sono esempio le costellazioni: i miti sono stati spostati in cielo forzando la somiglianza di eroi/mostri tramandati nelle leggende orali o scritte per generazioni, con quella di determinati asterismi o gruppi di stelle. Quando come associazione facciamo osservazione sul campo la domanda che spesso mi viene rivolta è “ma dove diavolo lo vedi un cane/cacciatore/re?” In effetti ci vuole una bella fantasia. Siamo portati a fare lo stesso anche con le nebulose: la testa di strega, la Nordamerica, la omuncolo, ma perché? Si chiama pareidolia ed è il bisogno istintivo che ha la nostra mente per trovare forme ordinate e familiari in immagini nuove o disordinate. I primi ominidi avrebbero sviluppato questa capacità per accorgersi del pericolo seppur con pochi indizi (ad esempio per sfuggire ad un predatore mimetizzato) ed ecco che un sistema di difesa elaborato ed introdotto dal cervello milioni di anni fa, fa si che noi possiamo vedere oggi volti su Marte, nuvole a forma di elefante, un coniglio sulla Luna piena o nubi cosmiche con forme buffe. Le nebulose sono tra gli oggetti più affascinanti del cosmo e si dividono essenzialmente in 4 gruppi:

  • nebulose ad emissione (propriamente dette e nebulose planetarie)
  • nebulose a riflessione
  • nebulose oscure
  • resti di supernova

In questo articolo ci occuperemo dei primi due tipi; ad una prima analisi anche ad un neofita assoluto salta all’occhio la carattarestica fondamentale che differenzia una nebulosa ad emissione da una a riflessione, provateci voi ossevando le foto senza proseguire a leggere:

NEBULOSA AD EMISSIONE:

NEBULOSA A RIFLESSIONE:

Cosa notate di diverso? Sono entrambe nebulose ma una è rossa (emissione) l’altra è blu (riflessione) ed è proprio questo il modo per riconoscerle: guardarne il colore. Ma qual’è la differenza tra le due? Sono comunque nubi di gas interstellare e polveri ma hanno 2 modi diversi per “splendere”:

  • se all’interno di una nube è presente una stella molto potente e calda (generalmente di classe O o B) ecco che le radiazioni dell’astro ionizzano il gas ed avremo in questo caso una nebulosa ad emissione (che deve il suo colore all’idrogeno HII che emette nel rosso);
  • se le stelle all’interno della nube non sono così potenti da ionizzarne il gas ecco che si limiteranno a rendere visibile le polveri grazie al fenomeno di scattering. Questo è il vero motivo per cui hanno questo colore, lo scattering è più efficente nel blu (scusate ma noi di che colore vediamo il cielo? Esatto, è lo stesso fenomeno!).

Ma “rosso” e “blu” possono coesistere? Certo che si, un esempio è la Trifida chiamata cosi perchè in essa i tipi di nebulosa sono addirittura tre:

Come vedete è presente la parte ad emissione (rossa), quella a riflessione (blu) e si notano dei filamenti e zone più scure che bloccano la luce retrostante: si tratta di una nebulosa oscura. Se misurassimo lo spettro di una nebulosa ad emissione riusciremmo a trovare gli elementi che la compongono mentre se dovessimo fare la stessa cosa con una nebulosa a riflessione otterremmo uno spettro molto simile a quello della stella che la illumina. Ma nell’elenco delle tipologie di nebulose nel primo gruppo ho scritto tra parentesi una parolaccia: nebulosa planetaria. Cos’è?

NEBULOSA PLANETARIA

Sebbene siano a tutti gli effetti nebulose ad emissione si differenziano dalle prime per il tipo di stella che le illumina, le nebulose planetarie sono infatti illuminate da una nana bianca, un cadavere stellare degenere e caldissimo talmente potente da riuscire a ionizzare altri gas oltre l’idrogeno (vedete solo il rosso nell’immagine?). Si tratta dell’ultima fase di vita di una stella di piccola massa, astri fino alle 8 masse solari dopo essere usciti dalla sequenza principale ed essere diventati giganti rosse sono estremamente instabili, tendono a pulsare per il continuo contrarsi ed espandersi dato dal variare della “velocità” e la temperatura di fusione, pulsazioni che diventano sempre piu forti man mano che l’elio va esaurendosi disperdendo cosi l’atmosfera nello spazio circostante e lasciando scoperto il nucleo che è talmente caldo da “accendere” tutto: ecco come nasce una nebulosa planetaria (video)

Neanche a dirlo, visto che l’Universo non spreca niente, il materiale espulso dall’astro contribuirà alla formazione di altre stelle. Mai nome fu più fuorviante però, le nebulose planetarie non hanno nulla che fare con la Terra, Marte o Giove, il nome fu dato loro da William Herschel, scopritore di Urano, perchè pensava che si trattasse di dischi che avrebbero creato pianeti, oggi invece sappiamo che è l’esatto opposto. Hanno vita molto breve (astronomicamente parlando), si pensa che in 10/15.000 anni massimo cessino di esistere. Quando osserviamo una qualsiasi nebulosa planetaria è come se guardassimo 5 miliardi di anni nel futuro: questa è la “morte” che farà il nostro Sole e non so a voi ma osservando spesso queste meraviglie al telescopio o vedendo le foto che si trovano in rete pur essendo consapevole della cosa mi sento un po’ meno triste.

Andrea Cuozzo

Associazione Astronomica Pavese

www.aapv.it

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