Disegno Astronomico? Vediamo Come si Realizza!

Breve Storia del Disegno Astronomico

Fin dall’ antichità, l’uomo è stato sempre affascinato dalla volta celeste ed ha spesso tentato di capirne il funzionamento e di raffigurarla. Il disegno astronomico ha quindi origini antichissime e si pensa che i primi tentativi risalgano a circa 16.500 anni fa, quando gli uomini dipingevano nelle grotte. Con l’avvento di nuove tecnologie, l’uomo è stato capace di raffigurare la volta celeste sempre più precisamente, ma questi si limitavano sempre alla sola raffigurazione di costellazioni. Con l’avvento del telescopio nel 1609, il disegno astronomico cambiò radicalmente perché per la prima volta, l’uomo poté veramente osservare cosa si nascondesse dietro quei piccolissimi puntini luminosi. Ad oggi, il disegno astronomico non è cambiato molto, ma sono sempre meno le persone che si dedicano a questa disciplina perché più affascinati da CCD e Reflex. Tra gli “highlander” di questa disciplina troviamo Gianpaolo Graziato che non è solo stato capace di rinnovare questa branca dell’astronomia ma anche di innovarla.

Gianpaolo è un bravissimo illustrato di lunga data che ha deciso di combinare le sue passioni, l’astronomia e l’arte, per dare visibilità a questa disciplina che, per la grandissima evoluzione della fotografia e dei mezzi di registrazione digitale, era stata relegata, per forza di cose, al fondo degli interessi di noi astrofili.

Quelli che potete osservare di seguito sono due dipinti realizzati su cartone da Gianpaolo.

Copernico, Plato e Vallis Alpes (acrilico su cartone 50 x 60 cm)

Copernico (acrilico su cartone 35 x 50 cm)

Come si realizza

Per la realizzazione di questi capolavori, Gianpaolo si affida al suo fedele SC Meade 2080 da 8 pollici (vedi foto in basso), mentre per dipingere, utilizza la classica matita da disegno e gli acrilici da stendere su cartone preparato. Per quanto riguarda la tecnica? E qui le cose si fanno interessanti, infatti, la procedura è un pò particolare. In pratica, Gianpaolo ha trasformato il suo telescopio in una “camera ottica” di rinascimentale memoria (vedi immagine in basso). Ha applicato, davanti all’oculare, uno schermo simile a quelli utilizzati per osservare il Sole nei primi rifrattori anni’70, al posto dello schermo ha applicato un vetro smerigliato dove si forma l’immagine ingrandita fornitagli dall’oculare. In questo modo ottiene dei disegni usando, come traccia, l’immagine che appare sul vetro smerigliato. In seguito realizza un certo numero di lucidi dove le montagne, i crateri, luci e ombre, sono definiti precisamente. Come in un puzzle, poi, riversa i vari lucidi su cartone per il dipinto vero e proprio.

SC Meade 2080 da 8″

Disegno della camera ottica, la al posto della normale lente (B), Gianpaolo utilizza il telescopio da 20cm.

Forse, ora, molto di voi si staranno chiedendo quanto tempo occorre per dipingerne uno. La risposta? Tanto! Perché tra il disegno e il dipinto vero e proprio possono passare un paio di settimane. Bisogna considerare però un aspetto interessante (che, forse, è l’unico vantaggio rispetto alla fotografia classica), infatti, osservando in varie serate, la diversa incidenza dei raggi solari permette a Gianpaolo una “media” che, in alcuni casi è molto interessante, come nel caso della raggiera di Copernico dove questa cambiava di sera in sera. Essendoci un occhio ed un cervello al posto di un sensore che registra le immagini in momenti molto limitati di tempo, l’artista ha potuto interpretare e valorizzare alcuni dettagli esteticamente molto belli come appunto la sua raggiera impossibili da cogliere con un sensore digitale.

La Luna è sicuramente uno degli oggetti più interessanti da dipingere per la miriade di dettagli e la notevole luminosità, ma Gianpaolo ci ha confidato che ha intenzione di cimentarsi anche nella rappresentazione di pianeti e galassie anche se essi rappresentano una vera è propria sfida. Infatti, per gli oggetti deboli il problema è che l’occhio umano non lavora per addizione di luce come un CCD, di conseguenza la possibilità’ di realizzare immagini dettagliate non è affatto scontata, ma crediamo che anche i batuffoli lattiginosi (come si vedono normalmente galassie e nebulose al telescopio) se ben disegnati, possano avere il loro fascino. Siamo sicuri che anche questa volta Gianpaolo ci saprà stupire e saremo qui pronti a pubblicare i suoi nuovi lavori.

Articolo scritto da Filippo Pavone con la collaborazione di Gianpaolo Graziato.

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